La voce di chi scrive

Le mie interviste a scrittori esordienti e non...
sabato, 09 giugno 2007

Flavio Soriga oggi...

Nel 2006, Flavio Soriga è comparso nell'antologia "The Dark Side" (Einaudi), insieme ad altri autori gialli come:

Eraldo Baldini
Carlo Lucarelli
James Crumley
Giovanni Arduino
Jeffery W. Deaver
Piero Colaprico
James Grady
Giancarlo De Cataldo
James W. Hall
Stephen King
Giampiero Rigosi
Ed McBain 
Ian Rankin
Simona Vinci
Robert Silverberg
Wu Ming
F. X. Toole

Nel 2007, invece, è stato uno dei collaboratori dello staff artistico nel programma televisivo "Apocalipse Show", di Gianfranco Funari, su RAIUNO.

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categoria: flavio soriga, dovesonofiniti


sabato, 09 giugno 2007

La mia prima intervista: Flavio Soriga (anno 2003)

IL “CANTASTORIE” SBARCATO A MANTOVA
 
È stata la rivelazione dell’edizione 2003 di Scritture Giovani all’ultimo Festivaletteratura. Di lui si parla un gran bene e, nonostante l’età, ha dimostrato di possedere già tutte le qualità per avere successo nel mondo della scrittura. Dopo averlo avvicinato durante la kermesse tanto popolare, sono riuscito a strappargli la promessa di un’intervista.

Si chiama FLAVIO SORIGA, è nato ad Uta, un piccolo paese in provincia di Cagliari, nel 1975. Ha vissuto gli ultimi anni tra Napoli, Bologna e Londra. Ha studiato giornalismo e tecniche dei media, collabora a diversi giornali e riviste. Con il romanzo Diavoli di Nuraiò ha vinto l’edizione 2000 del Premio Italo Calvino.
Nel 2002 ha pubblicato il suo secondo romanzo Neropioggia.
 
 
D: Ciao Flavio. So che non sei un grande amante delle interviste, ma sono curioso di conoscerti meglio, permettendo anche a tutti gli amici di Alidicarta di condividere la scoperta di un nuovo e precoce talento della letteratura italiana come te. Sinceramente non saprei da dove iniziare, ma trovo che sia di rito cominciare proprio dalla tua ultima “fatica”. Neropioggia è un noir, “una storia di colpe e di rimorsi raccontata con una prosa incisiva e con i ritmi vibranti di una ballata di De André”. I suoi personaggi sono accomunati dal desiderio logorante di evadere dalla propria precaria condizione umana, protesi verso un sogno di libertà, capace di sottrarli da quell’uovo prossemico, autocostruito per difendersi dai fardelli della vita. Inevitabilmente, però, si vedono soffocare davanti agli incubi ed alle incertezze della loro esistenza, finendo per essere causa e vittima della propria sconfitta. È con pietas cristiana o con cinico realismo che Soriga guarda lo struggersi delle sue creature, per dipingerne un quadro psicologico così perfetto?
 
R: Posso dirti che il tentativo era quello di raccontare quel che conosco, e vedo: gente che vive e soffre, come tutti, forse un po’ di più degli altri perché isolana, isolata, in un piccolo paese di un’isola secondaria per dieci mesi l’anno. Pietas o cinismo forse c’entrano, forse no. Quel che conta sono gli occhi per vedere, la penna per far rivivere, rendere vero quello che non è, ma potrebbe essere.
 
 
D: Quanto c’è di Flavio Soriga in questi personaggi?
 
R: In ogni personaggio, di ogni libro mai pubblicato, c’è tutto l’autore, e niente di autobiografico. Le due cose allo stesso tempo.

 
D: Anche nel tuo primo romanzo I Diavoli di Nuraiò, edito con successo dalla casa editrice nuorese Il Maestrale, abbracci gli occhi, i cuori e gli odori della terra sarda e del suo popolo. Ad un’intervista rilasciata a Cristiano Bandini, spieghi che la Sardegna sconta innumerevoli ritardi in innumerevoli settori, ma è contemporaneamente una vera e propria miniera di storie. Non mi preoccupa il fatto di legare le mie trame a questa isola: il particolare può rendere l’universo. Ci spieghi come l’occhio di Soriga-scrittore, riesce a cogliere questi universi, generalmente resi invisibili all’occhio di Soriga-uomo dal tran tran quotidiano?
 
R: Se lo scrittore si lascia sbiadire quel che vede dal tran-tran quotidiano, è perso. Il quotidiano è normale per tutti, tranne i poeti e i cantanti e gli scrittori, che intravedono l’eccezionale, almeno il possibile eccezionale.
 
 
D: Intriso da forte vena ritmica ed espresso in una lingua parlata dove viene ridotta spesso a pleonastica la funzione della punteggiatura, il tuo stile si presta ad essere un modo tutto sommato nuovo di fare narrativa, con cadenze quasi musicali. Anche nel reading di Scritture Giovani 2003, in Piazza San Leonardo, si è potuto notare questo peculiare incedere nella lettura dei tuoi testi. La musica è quindi per Soriga una componente importante nella personale interpretazione della scrittura?
 
R: La musica, il ritmo, la musicalità, sono l’obbiettivo, la meta. Per arrivarci bisogna faticare, divertirsi, riscrivere, vivere e soffrire e godere coi personaggi. Ascoltare tutto, il ritmo degli altri, Capossela e DeAndré, Tom Waits e Miles Davis, copiare e inventare, cavalcare come un fantino la vita che corre. Non ho inventato niente, però: vedi Kerouac, Atzeni, Soriano…
 
 
 
D:  Un grande autore contemporaneo americano, Don DeLillo, afferma: “Scrivere è una forma di libertà personale. Ci libera dall’identità di massa che vediamo crescere intorno a noi. Da ultimo, gli scrittori scriveranno non per essere gli eroi fuorilegge di qualche sottocultura, ma principalmente per salvare se stessi, per sopravvivere come individui.”
Senti di condividere il pensiero di DeLillo o radichi in qualcos’altro il movente da cui è scaturita la tua necessità di esprimerti nella scrittura?
 
R: Scrivere è divertente, necessario, masturbatoria consolazione per quel che non si può vivere, esaltazione del palato nella scelta degli aggettivi, reinvenzione dei mondi, parto di figure possibili: basta? La scrittura è vita e politica, divertimento ed evasione, quando è fatta bene. Può essere anche noia e fatica, dipende da te e dai lettori, credo.
 
 
 
D:  Il sito di Alidicarta è aperto a qualsiasi forma di espressione letteraria: racconti, recensioni, ma soprattutto poesie. Flavio Soriga ha mai fissato le proprie emozioni tra i versi di qualche strofa?
 
R: Come tutti. Ma la poesia è un po’ fuorimoda, ultimamente. O forse no, ha solo preso vie diverse dai versi pubblicati in sofisticati volumi, incisa in vinile con musica che l’accompagna, con cantautori a far rime invece che versi.
 
 
D:  Nel 2000, con I Diavoli di Nuraiò, hai vinto l’ambito Premio Italo Calvino per autori esordienti. L’hai definito il momento topico, il punto di non ritorno, dopo del quale hai capito che scrivere sarebbe diventata una cosa da fare sul serio. Molti degli autori di Alidicarta vorrebbero vedere i propri sforzi premiati da una pubblicazione, ma la veemenza della spinta passionale per la scrittura viene spesso stemperata dalla frustrante difficoltà nel trovare un editore disposto ad investire su giovani talenti. Quali sono state le motivazioni che ti hanno aiutato negli anni precedenti all’arrivo del successo?
 
R: Sinceramente: sono stato fortunato, dall’inizio. Non ho praticamente fatto anni di attesa, di gavetta, ho subito vinto il Calvino, quelle erano le prime cose che scrivevo con un po’ di serietà, me le hanno pubblicate, hanno venduto molto. Non so, ogni giorno ringrazio il Cielo, la Sorte, quel che vuoi. Come consiglio, di nuovo: divertirsi mentre si scrive, scrivere dopo aver sofferto almeno un po’, vivere tutto con forza, cercare storie senza sperare d’inventare niente.
 
 
D:  È stato un anno denso di appuntamenti per te, diviso tra un Festival e l’altro, in giro per l’Europa a promuovere un’iniziativa interessante come quella di Scritture Giovani 2003. Immagino che il tempo libero sia stato davvero rosicato, ma sono altrettanto sicuro che Flavio Soriga stia già pensando al prossimo libro… puoi accennarci qualcosa?
 
R: Raccontare un libro è come parlare delle proprie gesta erotiche: ineducato, inutile, rovinoso per la fantasia. E poi una storia raccontata si asciuga, appassisce, perde forza e toglie curiosità ed eccitazione a chi la sta scrivendo. Posso dirti che ci saranno un professore e una studentessa bella e introversa, un paio di bombe che scoppiano e un’isola bellissima. Indovina quale. (Ma poi magari tra due mesi è cambiato tutto).
 
 
Visitate il suo sito internet ufficiale
 
postato da LukeFante alle ore 20:06 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: interviste, flavio soriga


Chi sono

Utente: LukeFante
Nome: Luca Artioli
Sono me stesso quando meno me lo aspetto. Nel resto del tempo, scrivo (oltre, purtroppo, a lavorare). Curo rubriche per scrittori esordienti su siti a carattere letterario dal 2001. Non sapete cosa fare? Date un'occhiata anche al mio sito internet ufficiale... www.lucaartioli.it


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